Noi PD - Noi Preferiamo Dario - Democratici nel mondo per Dario Franceschini

Debora Serracchiani "Prima le idee, poi le alleanza. Pd partito federale."

Debora SeracchianiIntervistarla a un tavolino di un caffè in piazza Ferretto, a Mestre, funziona a singhiozzo: chi la riconosce si avvicina, la saluta, le domanda di tutto. Lei si alza con tutti e a tutti risponde. Una media di tre iniziative al giorno, oggi in Veneto domani nelle Marche: «Tra un po’ dovrò concentrarmi di più sul Friuli, è  nella mia terra che sono candidata alla segreteria regionale del Pd». Con la mozione Franceschini.
Onorevole Serracchiani, pentita di aver aver detto che sta con Franceschini perché è "simpatico"?
"Neanche un po’. È simpatico sul serio".

Però su quel giudizio è montata una polemica.
"È la dimostrazione di una attenzione nei miei confronti che non pensavo di avere. Ma dico anche che dovremmo prenderci un po’ meno sul serio. E pensare che la politica non è mai un fatto personale".

Regionali 2010, alleanze nel Veneto: salvare il soldato Galan, come dice Costa? Pensare a nuove alleanze, come rilancia Fassino?
"E se invece di parlare di alleanze cominciassimo a porci delle domande, soprattutto in questa fase congressuale del Pd? Chiediamoci come mai, nonostante tutto, Berlusconi piace ancora tanto agli italiani. E prima delle alleanze, impegniamoci a "fare" il partito, cominciamo a lanciare idee chiare".

Prematuro parlare di alleanze?
"Le alleanze arrivano dopo. Prima dobbiamo rafforzare il Partito democratico attraverso questo congresso. In ogni caso, visto che il Pd è un partito federale, non escludo che ci possano essere alleanze diverse nei vari territori".

Un Pd del nord?
"No, non un partito del nord, ma un partito federale-federato, capace di interpretare le esigenze del territorio e con dirigenti locali in grado di scegliere candidature e alleanze".

A partire dall’Udc?
"A me pare ci siano molte Udc: quella di governo in Veneto, quella di opposizione a Roma, quella che in Puglia cerca un dialogo col Pd. Prematuro pensare ad accordi sistematici."

Perché Berlusconi continua a piacere?
"Potranno anche non piacerci perché qualunquiste, populiste, non efficaci, ma Berlusconi dà risposte. Risposte che noi non siamo riusciti a dare. È questo che deve fare, subito, il Pd: essere protagonista di un riformismo liberista da contrapporre al libertismo tarocco di Berlusconi. Cioè dare risposte efficaci ai problemi. Ad esempio, continuiamo a opporci alle ronde, ma spieghiamo che preferiamo avere carabinieri e poliziotti con risorse adeguate, magari con un computer portatile così da essere in grado di verificare subito se un’auto è rubata".

Niente alleanze adesso, ma si vota fra pochi mesi.
"E infatti dobbiamo farci trovare pronti, tanto più che, come dice Andrea Causin, le candidature per le Regionali acuiranno le tensioni tra Pdl e Lega. Non dobbiamo sottovalutare quello che sta succedendo nel centrodestra. E neanche le boutade della Lega, che boutade non sono: dall’inno ai dialetti, fa tutto parte di un disegno preciso, il Carroccio tiene alta la notorietà".

Ma intanto il Pd è impegnato col congresso.
"Ma il Pd deve muoversi adesso, nonostante il congresso, per porre l’alternativa di governo. Soprattutto nel Nordest. Non siamo riusciti a parlare ai piccoli e medi imprenditori, né di infrastrutture. Dobbiamo riappropriarci di questi argomenti. E adesso, come se governassimo. Il Pd deve riconquistare il Nordest. E può farlo perché abbiamo le persone. Ma è necessario tornare a esserci dentro, radicarci sul territorio, parlare di cose concrete".

Avete gli uomini, dice. Con Cacciari avete perso, con Carraro anche. Chi farà il candidato governatore del Veneto?
Non parlerei di nomi, ma è indubbio che c’è l’esigenza del rinnovamento. Che non è solo anagrafica, ma di mentalità. E non significa mandare tutti a casa, ma una assunzione di responsabilità di tutti a cambiare qualcosa".

Alda Vanzan

 

Il mio libro

"Il coraggio che manca"
A un cittadino deluso dalla politica
Editore: Rizzoli
Collana: Bur
Anno: 2009
Pagine: 120
Prezzo: 12 euro


«In Italia la politica vera esiste ancora, con la P maiuscola, fatta di tante persone che vogliono cambiare le cose, partecipare, costruire insieme il futuro. Il coraggio c’è, basta sapere dove cercarlo.»

Ha detto: «Io non ho sponsor, io sono quella che sono e devo crearmi uno spazio sul campo». E lo spazio si è creato, eccome. È Debora Serracchiani e i numeri parlano per lei: con oltre 144.000 preferenze – 9600 più di Berlusconi, 6500 più di Bossi – è stata eletta per il Pd al Parlamento europeo e da militante di provincia è diventata la stella nascente della politica italiana.

Un giorno ha preso la parola in un’assemblea nazionale di partito per dire forte e chiaro ai vertici del Pd un «basta!» che ha fatto centro dove avevano fallito in molti. Le sue parole schiette, il suo sorriso di speranza, non hanno risvegliato solo una platea dormiente, ma un intero partito. Dalla Spagna l’hanno definita l’Obama d’Italia, le televisioni se la contendono, il popolo di internet non fa che parlare dell’«effetto Debora» e dopo averla applaudita l’ha sostenuta e votata.

Oggi Debora è in Europa e ci racconta come è riuscita a far tornare a tanta gente la voglia di immaginarsi il futuro.

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